All’ombra dello Scapparone

Un libro dolce, come i tramonti Calabresi nelle stagioni di mezzo, quando, lontani dal fausti estivi e da i bagnanti che affollano le coste, la bellissima Terra calabra offre il meglio di sé. Un’atmosfera tranquilla e accomodante permea ogni pagina di questo testo, concedendo al lettore che non l’ha mai visitata, la voglia di colmare presto questa mancanza e alle persone che hanno già viaggiato per quella destinazione, il dubbio di non averla colta a pieno.

Il territorio interno, orientano verso la Sila, ha un carattere del tutto differente da quello che possiamo assaporare sulle spiagge di Diamante o del catanzarese. Ricorda piutttosto gli scenari di una Basilicata descritta da Primo Levi, quando in un tessuto sociale decisamente condizionato da un’economia che stenta a decollare, si riescono a cogliere peculiarità dell’animo umano, impossibili da osservare altrove. Le pagine di questo romanzo, di Rosa Marrapodi, restituisce un volto genuino dei calabresi, tristemente colpevolizzati, a livello mediatico, dalla presenza dell’andrangheta e dalla negligenza di politici spesso collusi con la malavita organizzata e quindi quel lato più oscuro della società. Gli abitanti che vivono a Cosenza come a Reggio e Crotone, meritano più rispetto ed hanno bisogno di autori come la scrittrice di “All’ombra dello Scapparone” per riscattare una Terra violentata, prima dalla povertà e poi dalla familiarità con cui giornalisti e persone che non sanno neanche dove sia posizionata la Calabria sulla mappa d’Italia, utilizzano i termini pizzo, droga e clientelismo.
La regione di cui si parla in questo volume fa rima con la prosa poetica di un grandissimo personaggio calabrese, morto prima del tempo, quando, in circostanze ancora non del tutto chiare, perse la vita lungo il muro Torto a Roma, mentre guidava una motocicletta. Stiamo parlando ovviamente del bravissimo cantante Rino Gaetano, simbolo di una Calabria di poeti, che hanno avuto bisogno di emigrare nella capitale italiana per raggiungere il successo e farsi conoscere al grande pubblico. Le contraddizioni di questa terra emergono con vigore nei testi di Rino Gaetano che, attraverso canzoni come “Ad esempio a me piace il sud”, ci comunica la malinconia di un uomo che ama ancora profondamente quei luoghi, ma che è stato costretto ad abbandonarli, per intraprendere la carriera di cantante. Chissà quante meravigliose corde vocali abitano gli ambienti incantevoli dello Scapparone, di cui non sapremo mai nulla. Di sicuro però, con i racconti dei libri, è possibile immortalare per sempre lo spirito di un popolo e quindi marchiare nella storia dei tempi, la bontà degli abitanti di montagna che vivono quella zona della Calabria.
L’augurio è che sempre più scrittori sentano il desiderio di raccontare la sfera emotiva dei calabresi e far comprendere a tutti come, quello che generalmente viene descritto come orgoglio, è soltanto un sistema di difesa innescato dall’emigrato calabrese per ribadire l’esistenza di una Calabria Bella, che va oltre la conoscenza folkloristica di ballate popolari come Calabrisella mia. Una conoscenza inesplorata dell’arte calabrese che potrebbe proseguire con la “Enciclopedia dell’Arte di Calabria Ottocento e Novecento“, edita da Rubbettino.

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