Aldo Moro. Quei terribili 55 giorni

“Aldo Moro. Quei terribili 55 giorni”, di Gustavo Selva ed Eugenio Marcucci, 2003.

Un testo importantissimo che non dovrebbe mai mancare nelle librerie di ogni famiglia italiana. Un testo che aiuta a ricordare la figura strategica di un uomo che ha esplicato le colpe di una nazione sul baratro, in piena lotta Stato mafia, in cui la figura delle Br diventava chiave per realizzare specifici giochi di potere.

Una lettura critica, utile per avvicinare i più giovani al Mondo complesso del gruppo terrorista più importante d’Italia e far osservare in una luce insolita alcune sfaccettature del rapimento che ha tenuto con il fiato sospeso milioni di italiani. I comunicati delle BR assumono un valore nuovo, alla luce delle famose lettere scritte dallo statista Moro, la cui unica colpa era quella di rappresentare il potere di un’Italia che stava cambiando.
Il libro parla di un cambiamento troppo forte per passare inosservato a quella “mano invisibile” che governa il Mondo e che ha utilizzato la cellula romana delle Brigate rosse per commettere una strage d’identità di un popolo intero. Pensare che l’Italia sarebbe stata la stessa, a seguito di un uccisione così importante, è decisamente poco credibile, soprattutto dopo aver ascoltato quei giudizi, che suonano come vere e proprie sentenze, di cui si fa carico la penna di Gustavo Selva.
I terribili 55 giorni in cui è stato temuto in ostaggio il democristiano nato a Maglie sono stati decisivi nella storia della politica italiana, in un momento decisivo in cui stava emergendo con irruenza, un forte interesse politico verso il Partito Comunista. Dopo il ritrovamento del cadavere il 9 Maggio del 1978, in Via Caetani, a Roma, le redini politiche italiane sono state immediatamente prese dai poteri forti che, con la scusa di una nazione resa emotivamente fragile, a causa dei tanti attentati firmati con la stella a cinque punte, sentiva il bisogno impellente di stabilità.
Con la fine degli anni ’70 è morto, oltre che ad un abile statista, anche il sogno rivoluzionario di tantissimi italiani che combattevano le modalità violente e autoritarie delle brigate rosse, come di tutti quei gruppi terroristi, creati ad hoc per creare confusione e giustificare, in fin dei conti, leggi più severe, se non proprio repressioni. I terribili 55 giorni hanno difatto segnato altri terribili 35 anni di politica speculativa, in cui l’interesse personale ha sopraffatto in maniera decisiva la volontà di un popolo che sognava un Mondo migliore. Alla prigionia di Aldo Moro di fatto si è sostituita la prigionia della coscienza degli italiani, sino ai giorni nostri.

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